Crea sito

L'ETA' GIOLITTIANA

Agli inizi del 900, dopo la morte di Umberto I, in Italia all'età di 31 anni, diventò re Vittorio Emanuele III.

Egli decise di abbandonare la politica del padre, e volette ridare un ritorno alla legalità costituzionale. Nel 1901 affidò il governo a Giuseppe Zanardelli. Pochi anni dopo, Zanardelli, a causa della malattia, si dovette ritirare, e a capo del governo, fu chiamato Giovanni Giolitti.

Esso pensava che l'Italia si sarebbe sviluppata solo se ogni cittadino avesse potuto avere un certo benessere. Quindi lavorò molto nel sociale e nello sviluppo dell'industria.

LA LEGISLAZIONE SOCIALE

A livello sociale, intraprese una legislazione sociale volta a dare ampia libertà di sciopero ai lavoratori, perchè solo con un confronto fra le due parti(i sindacati), lo Stato avrebbe raggiunto una certa tranquillità.

Inoltre adottò leggi a favore dei lavoratori, anziani, infortunati o invalidi, e vennero emanate nuove norme sul lavoro delle donne e dei fanciulli, venne esteso l'obbligo dell'istruzione elementare fino al dodicesimo anno di età, venne stabilito il  diritto al riposo settimanale.

Inoltre per offrire la possibilità a tutti i cittadini di far parte della vita politica, concesse un'indennità parlamentare, un compenso ai deputati per le spese che dovevano sostenere.

Aiutò anche i lavoratori, dandogli una migliore retribuzione, le quali accrescendo i consumi, aumentarono la produttività. 

Anche in campo sanitario si adoperò, distribuendo gratuitamente il chinino. Questo favorì un aumento demografico e un miglioramento della condizione di vita della popolazione.

Tutte queste riforme e le rimesse, favorirono un incremento delle entrate dello Stato. Infatti fu possibile portare il bilancio in attivo.

Questa situazione favorevole, portò un aumento del risparmio, che finanziarono numerose imprese, agricole, meccaniche, chimiche,tessile e alimentare.  La più importante impresa di quel tempo fu la fiat.

Inoltre iniziò molti lavori pubblici, tra cui l estensione delle  ferrovie, della rete stradale, il traforo del sempione e l'acquedotto pugliese. Istitui anche il monopolio statale delle assicurazioni sulla vita, creando l'istituto nazionale per le assicurazioni.

Nonostante tutte queste riforme, Giolitti non risolse tutti i problemi dello Stato. Infatti vi era ancora molto analfabetismo, la tubercolosi, la disoccupazione e la povertà, questi presenti sopratutto al Sud.

Cosi gli italiani vedevano come unica via di salvezza  l'emigrazione. 

inoltre ampliò il diritto di voto ai cittadini di sesso maschile di oltre 21 anni, e 30 per gli analfabeti.

LA POLITICA INTERNA

Per mantenere il suo governo, Giolitti decise di cercare appogio fra i socialisti ed i cattolici. La partecipazione dei socialisti di Turati al primo governo Giolitti non fu possibile a causa dell'opposizione dell'ala rivoluzionaria del Partito socialista.

Invece riusci ad ottenere i voti della Chiesa, grazie ad un accordo segreto (patto Gentiloni) in baase al quale i cattolici avrebbero sostenuto alle elezioni i deputati liberali in cambio dell'abbandono della politica anticlericale . All'interno del cattolicesimo italiano, vi era un orientamento liberale, aperto a una visione progressista e sociale della politica. Il principale esponente di questa linea fu il sacerdote Romolo Murri, fondatore di un movimento che verrà poi chiamato "Democrazia cristiana".

Anche Luigi Sturzo  cercava di qualificare la partecipazione cattolica alla politica creando un partito di carattere democratico e popolare, autonomo dall'autorità ecclesiastica.

 

LA POLITCA ESTERA

In politica estera Giolitti decise di allontanarsi dall'alleanza con Germania e Austria e di avvicinarsi a Francia e Inghilterra, il cui appoggio avrebbe potuto favorire un ampliamento coloniale dell'Italia e un suo rafforzamento nel contesto internazionale. In tal modo egli potè preparare diplomaticamente la conquista della Libia. L'avventura coloniale, fortemente richiesta anche dal movimento nazionalista, si concluse con la pace di Losanna, con la quale la Turchia dovette riconoscere all'Italia il possesso della Tripolitania e della Cirenaica.

L'impresa libica comportò una spaccatura del Partito socialista tra riformisti, faovrevoli al conflitto, e paicfisti. Questa situazione, portò al malcontento generale, e quindi Giolitti dovette cedere il governo ad Antonio Salandra.

 

Approfondimento

Il padre fondatore della dinastia Agnelli in si rese conto rapidamente del vantaggio ad avere certe amicizie.

Giolitti lo fece cavaliere al merito del lavoro. Ma l’interesse degli stretti legami che unirono Agnelli a Giolitti non risiedeva solo nel piacere degli onori. Nel 1911, quando l’allora primo ministro Giolitti lanciò l’Italia nell’avventura coloniale libica, Fiat fece il pieno di commesse di veicoli e di materiale militare e ne approfittò per lanciarsi nella produzione di aerei.

Agnelli fece la scelta di appoggiarsi ai dirigenti riformisti per trovare una possibilità d’intesa, d’accordo  con la politica di Giolitti, il quale aveva assicurato ai padroni che avrebbero ricevuto "aiuti al rilancio del settore".