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GIOVANNI PASCOLI

Giovanni Pascoli nacque nel 1855 da una famiglia numerosa, che si trovò ad affrontare una terribile tragedia:la perdita di quasi tutta la famiglia. Egli fu costretto ad instaurare un legame morboso con le due sorelle rimastegli che gli impedirono di realizzarsi pienamente nella vita di relazione. Questa condizione di fragilità psicologica costruisce il punto di partenza della sua poesia.

La visione del mondo

La visione pascoliana del mondo rispecchia la crisi del Positivismo poichè in lui insorge una profonda sfiducia nella scienza come strumento di interpretazione della realtà.Il mondo,nella visione pascoliana,appare frantumato e disgregato, e pure hanno un rilievo fortissimo nella sua poesia, non compongono un quadro logico e oggettivo della realtà, ma si caricano di valori allusivi e simbolici, rimandando a qualcosa di ignoto.

La poetica

Da questa visione troviamo la poetica pascoliana formulata  principalmente dal saggio il fanciullo. Il poeta è paragonato ad un "fanciullo " che non indaga razionalmente la realtà ma dialoga con essa, cogliendone i significati misteriosi.

La poesia si configura per tanto come una forma di conoscenza relazionale e immaginosa secondo una concezione tipicamente decadente che ha le proprie radici nel romanticismo. Nel decadentismo troviamo la concezione della poesia "pura" cioè estranea a finalità pratiche, etiche o ideologiche. Pascoli è convinto che la poesia induca alla bontà e alla solidarietà calmando gli odi e gli impulsi violenti.

I temi

La poesia pscoliana ha la funzione di proporre l'ideale di vita dell'autore impegnato di valori piccolo borghesi e di un umanitarismo che sfocia non di rado in un fastidioso sentimentalismo. A questo filone ideologico e pedagogico appartiene anche la produzione celebrativa, nella quale il poeta si fa carico di cantare le glorie della patria. il Pascoli decadente sa cogliere il mistero al di là delle cose più banali caricandole di sensi simbolici, che esprime le angoscie e le lacerazioni della coscenza moderna, che proietta nella poesia le sue ossessioni profonde. 

il linguaggio

L'opera pascoliana è caratterizzata da un linguaggio fortemente innovativo che apre la strada alla poesia del 900. Il rifiuto di una sistemazione logica e della esperienza si riflette nella sintassi spezzata, nel rilievo dato l'aspetto fonosimbolico dalle parole e dall'uso frequente di procedimenti analogici. Sul piano lessicale, termini trattati da lingue, dialetti, registi e settori diversi sono affiancati in un plurilinguismo che infrange ogni gerarchia tra gli oggetti. Pur impiegando i versi tradizionali Pascoli sperimenta infine nuovi ritmi,spiegando la metrica in direzioni del tutto inedite.

L'ideologia politica

Durante gli anni universitari Pascoli subisce l'influenza delle ideologie anarchico scolastiche, ma si allontana dalla militanza politica dopo l'esperienza del carcere. Egli abbraccia allora una generica fede umanitaria, Difronte all'affermazione del capitalismo aggressivo, egli idealizza in particolare la classe dei piccoli proprietari terrieri, baluardo dei valori fondamentali come la famiglia, la solidarietà, la laboriosità. Il socialismo umanitario di Pascoli spiega profondamente la deriva nazionalistica che caratterizza l'ultima stagione della sua produzione. Egli avverte infatti il dramma degli italiani costretti ad emigrare dal loro paese e non esista a giustificare le conquiste coloniali che possano dar terra e lavoro ai diseredati.Giovanni Pascoli era  simpatizzante per la guerra in Libia.E' presentata dal poeta come un’esigenza necessaria alla sopravvivenza dei cittadini italiani che, dopo anni trascorsi come lavoratori emigrati, dopo anni di sfruttamento e ingiurie, dovevano assolutamente procurarsi terre fertili da cui trarre il proprio sostentamento.

La grande proletaria si รจ mossa

È il discorso che Pascoli tenne al Teatro comunale di Barga il 21 novembre 1911 e nel quale espresse la sua entusiastica adesione all’impresa libica.

Questa guerra coloniale è presentata dal poeta come un’esigenza necessaria alla sopravvivenza dei cittadini italiani che, dopo anni trascorsi come lavoratori emigrati oltremare e oltralpe, dopo anni di sfruttamento e ingiurie, dovevano assolutamente procurarsi terre fertili da cui trarre il proprio sostentamento. Inoltre il paese aveva bisogno di dimostrare il proprio valore militare, e la campagna di Libia sembrava un’occasione ideale per potersi riscattare agli occhi dell’Europa

Questo tentativo di presentare la campagna di Libia come una guerra difensiva e non di attacco, unica modalità accettata dai socialisti, ignorava completamente il fatto che i libici avessero diritto alla autodeterminazione. La Libia è descritta da Pascoli come un paese naturalmente favorevole alla colonizzazione italiana, perchè vicina geograficamente e molto fertile. Le potenzialità che questa terra offriva erano però sprecate dall’inerzia e dall’arretratezza delle popolazioni locali, e gli italiani avevano il dovere “civilizzatore” d’intervenire per sfruttare a pieno il territorio, portandovi cultura e progresso. La Libia diveniva così, nelle parole di Pascoli, una seconda patria a tutti gli effetti per il nostro paese.