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DIRITTO DI SCIOPERO

Lo Stato disciplina i rapporti economici nel titolo III della parte prima della Costituzione (artt. 35-47) e riguardano la disciplina del lavoro, della propietà privata e dell'iniziativa economica.

La Costituzione, tutela i rapporti economici nel titolo III della parte prima della Costituzione (artt 35-47) e riguardano principalmente la disciplina del lavoro, della proprietà privata e dell'iniziativa economica privata.

L'articolo 40 parla del diritto di sciopero.

Art. 40

Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.

Lo sciopero, in quanto diritto, va collocato fra i diritti soggettivi pubblici di libertà e trova tutela anche a livello sovranazionale, precisamente nell'art. 28 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Come diritto di libertà, esso opera nei rapporti tra lavoratori scioperanti e Stato, nel senso che quest'ultimo non può vietare o punire l'astensione collettiva dal lavoro né può emanare leggi che, comunque, contrastino con il diritto di sciopero (CALAMANDREI).
Come diritto soggettivo, lo sciopero esplica i suoi effetti nei rapporti tra lavoratori-scioperanti e datori di lavoro

La titolarità del diritto di sciopero va attribuita al singolo prestatore di lavoro (sia pubblico che privato), il quale lo può esercitare senza alcun benestare sindacale.
Se però si tiene conto della prassi sindacale, si deve convenire che, in sostanza, tale diritto si configura come individuale quanto alla sua titolarità, ma collettivo quanto al suo esercizio e innanzitutto al suo riconoscimento.
Pertanto solo l'abbandono collettivo dal posto di lavoro di una pluralità di lavoratori (sufficientemente consistente) può qualificarsi come esercizio del diritto di sciopero, per realizzare i fini per i quali è proclamato.
Si ricordi che è inammissibile lo sciopero per alcune categorie di lavoratori, quali i militari e le forze di polizia, per il fatto che la loro astensione dal lavoro può ledere altri beni costituzionalmente protetti.

Poiché lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito, il suo esercizio da parte del lavoratore costituisce un fatto giuridicamente lecito, da cui non può derivare alcuna responsabilità contrattuale nei confronti del datore di lavoro. Con lo sciopero si ha soltanto la sospensione bilaterale delle due prestazioni fondamentali del rapporto di lavoro, e cioè la prestazione di lavoro da parte del lavoratore e quella della corresponsione della retribuzione da parte del datore.

 

Nell'ambito delle leggi che lo regolano

A seguito delle sfavorevoli reazioni dell'opinione pubblica nei confronti di alcune forme di sciopero nel campo dei servizi pubblici essenziali, è sorta l'esigenza di un'autoregolamentazione (congruo preavviso, garanzie di un minimo di funzionalità dei servizi etc.) dell'esercizio del diritto di sciopero.

L'autoregolamentazione si è rivelata un fallimento, cosi con la legge 146/90, che costituisce il primo provvedimento organico di regolamentazione del diritto di sciopero nel nostro Paese. Anche se con motivazioni di pubblico interesse e limitatamente ai soli servizi pubblici essenziali (cioè sanità, igiene pubblica, protezione civile, raccolta rifiuti, approvvigionamento di beni di prima necessità, trasporti, telefoni, poste, istruzione etc.), si è incontestabilmente affermato il principio della limitazione «regolamentata» del diritto di sciopero, affinché esso non contrasti con il godimento di altri diritti costituzionalmente tutelati (alla libertà di circolazione, alla vita, alla salute, all'assistenza sociale etc.).

In caso di violazione, vige il diritto da parte del Governo di precettazione, cioè l'ordine obbligatorio ai lavoratori di prestare la propria opera anche se è stato proclamato lo sciopero.

 

 

Gli scioperi negli stabilimenti Fiat, non sono una novità. Infatti sin dalla sua creazione, la Fiat ha "subito" molti scioperi

 1943:  Gli operai di Mirafiori rivendicano il pagamento per tutti dell'indennità di sfollamento (192 ore di straordinario) e quella per il caro-vita, ma invocano anche la fine della guerra, gridando in faccia ai sorveglianti e alla milizia fascista che tentano di farli tornare al lavoro con le minacce: "Vogliamo vivere in pace".

1953:  fu l’anno della battaglia sulla cosiddetta “legge-truffa”contro la quale la Fiom dichiarò da sola lo sciopero generale il 30 marzo: alla Fiat la partecipazione fu molto bassa, incoraggiando l’azienda nella sua politica di repressione e di licenziamenti.

 

1962: si apre la vertenza per il rinnovo del Ccnl, gli scioperi dureranno dagli inizi di giugno all' inizi di luglio,anche se la Fiat, continuava nei licenziamenti, licenziamenti dovuti alla crisi economica che stava per iniziare.

1969: scadeva anche il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici. Per la prima volta ci furono scioperi in tutta Italia con numerosissime adesioni. Lo sciopero durò per tutto l'autunno(fine ottobre), e l'accordo fu rimato solo agli inizi di gennaio 1970.

 2 dicembre 1977 : la Flm proclamò lo sciopero generale con una manifestazione a Roma a cui parteciparono 200.000 lavoratori: gli obiettivi principali erano lo sblocco delle vertenze aziendali non ancora chiuse e il mutamento della politica economica e industriale del governo, ma non era estranei anche la protesta contro il terrorismo e le provocazioni della cosiddetta area di “autonomia operaia”. Gli scioperi terminarono definitivamente il 15 ottobre del 1980. Da sottolineare che nel 1980 ci furono scioperi continui per 35 giorni, dal 15 febbraio al 15 ottobre.

1982: il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici durò più di un anno.il rinnovo del Contratto fu raggiunto solamente il 1° settembre 1983, dopo tre scioperi generali e 200 ore di sciopero

1990: La vertenza fu molto lunga: gli scioperi iniziarono nel mese di maggio; inoltre furono dichiarati tre scioperi generali della categoria, il 27 giugno, l’8 ottobre e il 9 novembre; quest’ultimo fu anche lo sciopero generale dell’industria con la manifestazione nazionale a Roma. L’accordo fu sottoscritto il 14 dicembre 1990, con la mediazione del Ministro del lavoro, Carlo Donat Cattin, dopo 90 ore di sciopero.

Negli anni 2000, con l'avvento della nuova crisi, ci sono stati molti scioperi, sopratutto contro i licenziamenti e le casse integrazioni. Questa lotta non si è ancora conclusa e forse non si concluderà mai. Infatti sono previsti nuovi scioperi nei prossimi mesi